Se è vero che una mela al giorno toglie il medico da torno, una
aspirina al giorno previene addirittura alcune forme tumorali. Non cura solo i disturbi al cuore e alle arterie. Secondo tre studi britannici condotti dall'Università di Oxford, guidati da Peter Rothwell e pubblicati su Lancet e su Lancet Oncology, l'assunzione costante di acido acetilsalicilico ostacolerebbe la diffusione delle metastasi. Se ne parla da tempo. Ma
cosa fa davvero l’aspirina? Quali sono i suoi effetti benefici sul
cancro? Che futuro lascia intravedere nella cura dei tumori? Quali sono
gli aspetti negativi? Domande amletiche che abbiamo rivolto al professor
Stefano Cascinu, presidente nazionale Associazione Italiana di
Oncologia Medica (AIOM). "L’aspirina è stata impiegata dai cardiologi come antiaggregante piastrinico al fine di ridurre gli eventi trombotici alla base
di molte patologie cardiovascolari. Una delle sorprese di questi studi,
fu che accanto a una riduzione di mortalità per malattie
cardiovascolari si assisteva anche a una riduzione di incidenza di
neoplasie come quelle del colon-retto. Nel 1995 compariva la prima
segnalazione che sembrava poter aprire strade veramente nuove nella
prevenzione del tumore del colon-retto. Un aspetto negativo però era che
per ottenere un vantaggio in riduzione di incidenza dei tumori
colo-rettali si doveva assumere l’aspirina per circa una decade.
Inoltre, l’assunzione cronica di aspirina sembrava associata a un
incrementato rischio di sanguinamenti. Ciò ne limitava ovviamente molto
l’uso. La ricerca non si è comunque fermata. Anche da un punto di vista
del laboratorio si è perseguito questo obiettivo, cercando di spiegare
come l’aspirina potesse agire nella prevenzione di alcuni tumori. Si è
visto che l’infiammazione è una delle prime alterazioni nella genesi di
alcuni tumori e soprattutto del colon
retto. Interferire con questo processo può portare a bloccare la
trasformazione e la progressione neoplastica. L’aspirina è un potente
antiinfiammatorio come sappiamo tutti, dato che lo utilizziamo nella
vita di tutti i giorni proprio a tale scopo: trattare i dolori
articolari o altre sintomatologie dolorose sostenute da una
infiammazione. Proprio questo meccanismo può essere alla base della sua
efficacia".
Da antiinfiammatorio ad antitumorale
Non
tutti i dati sono stati sempre positivi. "Questa eterogeneità di
risultato è più la conseguenza di studi retrospettivi e di cattiva
qualità dei dati che di una reale mancanza di efficacia. Nel corso di
questi anni poi sono stati presentati numerosi risultati sulle capacità
preventive dell’aspirina in molti tumori", continua l’esperto. "Nel
tumore del polmone sembra ridurre il rischio di sviluppare un cancro
del polmone del 10-30%. Tuttavia questi dati sono troppo preliminari per
giustificare la raccomandazione di usare l’aspirina come prevenzione
per i tumori del polmone. Anche il tumore della mammella sembrava potersene giovare. In realtà uno
studio su circa 40.000 donne è risultato negativo ma forse la dose di
aspirina era troppo bassa. In altri tumori come lo stomaco, il pancreas
gli effetti sono dubbi. Allora da che cosa nasce questo nuovo
interesse per l’aspirina come agente in grado di ridurre la mortalità
per tumore? Sostanzialmente da tre pubblicazioni comparse in questo mese
e da una alla fine dello scorso anno. Tre sono ad opera del gruppo di
Oxford che ha condotto gli studi sulle malattie cardiovascolari. I
ricercatori hanno notato che l’aspirina data a dosi protettrici per le
patologie cardiovascolari riduceva la mortalità per tumore e soprattutto
aveva un effetto nel prevenire la comparsa di metastasi. Ciò può voler
dire, semplificando, che garantiva anche una maggiore curabilità di quei
tumori che comunque si manifestavano. Altro dato importante da questi
studi è che la riduzione in incidenza riguardava anche neoplasie su cui i
dati erano dubbi come dicevamo sopra: stomaco, vie biliari, pancreas e
mammella”.
Sindrome di lynch
Questi
nuovi dati si accompagnano al risultato presentato alla fine del 2011
sull’effetto protettivo dell’aspirina in individui che presentano una
mutazione a livelli di alcuni geni e che predispongono allo sviluppo di
tumori del colon-retto. Questa malattia nota come sindrome di Lynch è responsabile del 5-8% di tutti tumori del colon-retto.
Nonostante la sua bassa incidenza è una situazione grave soprattutto
dal lato psicologico perché colpisce interi nuclei familiari, essendo
ereditaria, e gli individui sanno che hanno un alto rischio di
sviluppare tale malattia. Dopo un iniziale dato che sembrava che
l’aspirina non avesse alcun effetto protettivo, questa analisi
pubblicata recentemente apre nuove prospettive per la prevenzione di
questi individui. Sembra infatti che l’aspirina possa dimezzare il rischio. Si può immaginare quanto importante sia".
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