Questi preziosi frutti, tipici della stagione estiva, grazie alle capacità antiossidanti, contrastano i radicali liberi e sono di grande benefico per il sistema cardiocircolatorio
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Frutti di bosco. Un super concentrato di vitamine e non solo
Profumati, succosi e colorati, sono solo alcune caratteristiche dei frutti che il bosco ci regala in estate. I frutti di bosco sono dei cibi molto versatili in cucina, si adattano alla preparazione di cibi dolci: ottime sono infatti le marmellate, i gelati e le gelatine, le creme per guarnire pasticcini e torte. Ma i frutti di bosco trovano posto come ingredienti per la preparazione di piatti salati: noto è infatti il riso alle fragole, oppure vengono usati per la preparazione di salse che accompagnano piatti a base di carne. Ma non finisce qui: vengono usati interi o per la preparazione di creme adatte per i massaggi del corpo, sfruttando così le loro numerose proprietà benefiche. Questi preziosi frutti sono un concentrato di vitamine, soprattutto A, B1, B2 e C; sali minerali, in particolare il potassio e il ferro. Sono ricchissimi di acqua, svolgono infatti un’azione dissetante. Sul Journal of Agricultural and Food Chemistry è stato pubblicato un articolo con il quale è stata confermata la capacità antiproliferativa svolta dai numerosi polifenoli, dotati di capacità antiossidante, contenuti nei frutti di bosco, specialmente nel lampone, perché caratterizzato da un alto contenuto in acido ellagico, che si è visto essere capace di svolgere un’azione anticancro.
I più comuni frutti di bosco sono:
Le fragoline
Sebbene siano le meno considerate a causa delle ridotte dimensioni, le fragoline sono un concentrato di vitamina C, ferro e fosforo. Vengono prodotte tra il mese di giugno ed agosto e sono caratterizzate da un intenso profumo e da un sapore un po' acidulo. Le foglie di questi frutti possono essere usate per la preparazione di infusi con proprietà diuretiche. Così come le fragole, contengono salicilati, responsabili di reazioni allergiche in soggetti predisposti. Le fragole e le fragoline si distinguono dagli altri frutti per la disposizione nella parte esterna del seme. Un’antica credenza popolare credeva che questi frutti avessero la capacità di proteggere le persone dal morso dei serpenti.
I lamponi
In media, la pianta fruttifica in agosto. Grazie al loro delizioso sapore, vengono usati per mascherare il cattivo sapore dei farmaci; contengono ferro, vitamine B1, B2, C ed E, fosforo e potassio; inoltre, hanno capacità diuretica e lassativa. Il lampone ha inoltre la capacità di contrastare i picchi di glicemia, è utile per combattere le infiammazioni a livello delle articolazioni e per regolare il ciclo mestruale. Anticamente si credeva che questo frutto fosse efficace nella prevenzione degli aborti. Così come gli altri frutti di bosco, il lampone può essere l’ingrediente base per la preparazione di maschere di bellezza capaci di svolgere un’azione emolliente ed idratante per la pelle del viso. Per prepararla non occorre altro che schiacciare il frutto fresco, spalmarlo sul viso e lasciarlo in posa per almeno trenta minuti.
Le more
Sono ricche di betacarotene e di vitamine C ed E, ideali per combattere i reumatismi e infiammazioni alle articolazioni; aiutano l'organismo a smaltire l'acido urico e a regolare il ciclo mestruale. Se il succo ottenuto dalla loro spremitura si lascia fermentare, così come il mosto d’uva, si ottiene una leggera e buona bevanda alcolica. La ricchezza in antiossidanti permette loro di svolgere un’azione contro le patologie cardiovascolari. Purtroppo anche le more contengono salicilato responsabile di reazioni allergiche.
Consigli di salute, dieta ed alimentazione, video e guide pratiche
sabato 23 giugno 2012
Frutti di bosco. Un super concentrato di vitamine e non solo
Questi preziosi frutti, tipici della stagione estiva, grazie alle capacità antiossidanti, contrastano i radicali liberi e sono di grande benefico per il sistema cardiocircolatorio
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Frutti di bosco. Un super concentrato di vitamine e non solo
Profumati, succosi e colorati, sono solo alcune caratteristiche dei frutti che il bosco ci regala in estate. I frutti di bosco sono dei cibi molto versatili in cucina, si adattano alla preparazione di cibi dolci: ottime sono infatti le marmellate, i gelati e le gelatine, le creme per guarnire pasticcini e torte. Ma i frutti di bosco trovano posto come ingredienti per la preparazione di piatti salati: noto è infatti il riso alle fragole, oppure vengono usati per la preparazione di salse che accompagnano piatti a base di carne. Ma non finisce qui: vengono usati interi o per la preparazione di creme adatte per i massaggi del corpo, sfruttando così le loro numerose proprietà benefiche. Questi preziosi frutti sono un concentrato di vitamine, soprattutto A, B1, B2 e C; sali minerali, in particolare il potassio e il ferro. Sono ricchissimi di acqua, svolgono infatti un’azione dissetante. Sul Journal of Agricultural and Food Chemistry è stato pubblicato un articolo con il quale è stata confermata la capacità antiproliferativa svolta dai numerosi polifenoli, dotati di capacità antiossidante, contenuti nei frutti di bosco, specialmente nel lampone, perché caratterizzato da un alto contenuto in acido ellagico, che si è visto essere capace di svolgere un’azione anticancro.
I più comuni frutti di bosco sono:
Le fragoline
Sebbene siano le meno considerate a causa delle ridotte dimensioni, le fragoline sono un concentrato di vitamina C, ferro e fosforo. Vengono prodotte tra il mese di giugno ed agosto e sono caratterizzate da un intenso profumo e da un sapore un po' acidulo. Le foglie di questi frutti possono essere usate per la preparazione di infusi con proprietà diuretiche. Così come le fragole, contengono salicilati, responsabili di reazioni allergiche in soggetti predisposti. Le fragole e le fragoline si distinguono dagli altri frutti per la disposizione nella parte esterna del seme. Un’antica credenza popolare credeva che questi frutti avessero la capacità di proteggere le persone dal morso dei serpenti.
I lamponi
In media, la pianta fruttifica in agosto. Grazie al loro delizioso sapore, vengono usati per mascherare il cattivo sapore dei farmaci; contengono ferro, vitamine B1, B2, C ed E, fosforo e potassio; inoltre, hanno capacità diuretica e lassativa. Il lampone ha inoltre la capacità di contrastare i picchi di glicemia, è utile per combattere le infiammazioni a livello delle articolazioni e per regolare il ciclo mestruale. Anticamente si credeva che questo frutto fosse efficace nella prevenzione degli aborti. Così come gli altri frutti di bosco, il lampone può essere l’ingrediente base per la preparazione di maschere di bellezza capaci di svolgere un’azione emolliente ed idratante per la pelle del viso. Per prepararla non occorre altro che schiacciare il frutto fresco, spalmarlo sul viso e lasciarlo in posa per almeno trenta minuti.
Le more
Sono ricche di betacarotene e di vitamine C ed E, ideali per combattere i reumatismi e infiammazioni alle articolazioni; aiutano l'organismo a smaltire l'acido urico e a regolare il ciclo mestruale. Se il succo ottenuto dalla loro spremitura si lascia fermentare, così come il mosto d’uva, si ottiene una leggera e buona bevanda alcolica. La ricchezza in antiossidanti permette loro di svolgere un’azione contro le patologie cardiovascolari. Purtroppo anche le more contengono salicilato responsabile di reazioni allergiche.
Paura degli esami, ecco come sconfiggerla
La prof. Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, ci spiega come tenere sotto controllo la tensione e riuscire ad attribuire agli esami il giusto peso
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Paura degli esami, ecco come sconfiggerla
Da una parte l’insicurezza di non essere abbastanza preparati, il timore di non riuscire a ricordare tutto e la paura di deludere mamma e papà. Dall’altra l’ansia e le aspettative dei genitori nei confronti dei loro figli.
Sono stati d’animo con i quali molti si trovano in questi giorni a fare i conti. Ma per fronteggiare la paura e affrontare gli esami serenamente, come spiega la prof. Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta,"è necessario sia per i figli che per i genitori riuscire a dargli la giusta importanza".
Professoressa Ferraris, come possono i ragazzi riuscire a tenere sotto controllo l’ansia?
È importante non arrivare al giorno dell’esame affaticati. È sbagliato studiare per esempio fino all’ultimo, stando sui libri fino alla notte prima. Bisogna, poi, evitare di prendere calmanti e psicofarmaci, perché questi possono avere un effetto negativo. Nei giorni precedenti alla prova d’esame è consigliabile fare delle cose che piacciono, come dedicarsi a un hobby, vedere un film, fare una bella passeggiata all’aria aperta o andare a correre.
Per allentare la tensione del giorno dell’esame, cosa suggerisce di fare?
Se uno è agitato, prima di iniziare a scrivere è consigliabile che faccia due o tre respiri profondi. Sembrerà una cosa banale, ma in questo modo si ossigena un po’ il cervello e ci si rilassa. Poi prendere tempo. Non fiondarsi subito a scrivere per l’ansia di non riuscire a finire. È importante, inoltre, non lasciarsi contagiare dall’ansia dei compagni. Se c’è un compagno ansioso, o si cerca con una battuta spiritosa di riuscire a rilassarlo oppure se questo è molto ansioso, è meglio allontanarsi. La paura, così come l’ansia, è contagiosa.
Cosa può celarsi dietro la paura?
Lo stato ansioso è sempre indice di un’insicurezza. Si può essere insicuri per motivi diversi. Ci si può non sentire abbastanza preparati, oppure, ci si può sentire insicuri di fronte alla novità dell’esame. Le novità creano sempre un po’ di preoccupazione. Un po’ di paura non fa male. Anzi, fa ragionare più in fretta. Ci rende più attivi e più partecipi. Rende il pensiero più veloce. Ma è l’eccesso che paralizza.
E i genitori come possono tranquillizzare in questi casi i loro figli?
La famiglia deve cercare di non alimentare ansie e paure. Compito del genitore è quello di creare un clima sereno e incoraggiante.
Cosa può celarsi dietro la paura?
Lo stato ansioso è sempre indice di un’insicurezza. Si può essere insicuri per motivi diversi. Ci si può non sentire abbastanza preparati, oppure, ci si può sentire insicuri di fronte alla novità dell’esame. Le novità creano sempre un po’ di preoccupazione. Un po’ di paura non fa male. Anzi, fa ragionare più in fretta. Ci rende più attivi e più partecipi. Rende il pensiero più veloce. Ma è l’eccesso che paralizza.
E i genitori come possono tranquillizzare in questi casi i loro figli?
La famiglia deve cercare di non alimentare ansie e paure. Compito del genitore è quello di creare un clima sereno e incoraggiante.
mercoledì 20 giugno 2012
Combatti la cellulite al mare
Passeggiare immersi nel mare è un ottimo rimedio contro la cellulite, grazie al massaggio delle onde e all'azione dei sali marini che aiutano ad asciugare i liquidi in eccesso.
«Si può cominciare camminando con l'acqua poco sopra il polpaccio, quindi si aumentano gradualmente la velocità e l'immersione», spiega il personal trainer milanese Davide Bottaro. «Quando ci si è scaldati, si alternano 30 secondi di scatto a 30 secondi di camminata lenta. Poi, con l'acqua al livello delle cosce, si alternano 30 secondi di corsa sul posto (portando le ginocchia all'altezza della vita), un minuto di pausa, 30 secondi di corsa calciata dietro (l'idea è di cercare di toccare i glutei con il tallone) e di nuovo un minuto di pausa». Per finire, puoi fare la bicicletta con le gambe mentre ti tieni in galleggiamento con le braccia: un movimento che ti serve anche come defaticamento.
Se dopo qualche giorno di ginnastica anticellulite in mare vuoi passare a esercizi più intensi, ecco tre suggerimenti di Bottaro: «Si possono fare degli affondi sagittali: si parte a gambe unite e si sposta un piede in avanti di circa un metro, piegando il ginocchio e lasciando l'altra gamba tesa dietro (dieci volte per gamba alternando). Oppure si possono fare saltelli a piedi uniti (30 secondi e poi un minuto di pausa) o con un piede avanti e uno indietro, alternandoli (30 secondi e poi un minuto di pausa)».
Le gambe delle donne
Riscaldamento, tacchi alti, calze pesanti possono causare gonfiore e pesantezza. Ecco come proteggerle
Le gambe delle donne
Lunghe, affusolate, toniche, sode. Le gambe sono una parte importante del fascino femminile e tutte vorremmo averle così. Ma al di là dell’aspetto estetico, devono essere soprattutto in buona salute. “Per molte donne, infatti, soprattutto in inverno, gonfiore e pesantezza sono all’ordine del giorno, complici caldo e secchezza degli ambienti, calze pesanti e calzature che, come stivali e stivaletti, stringono la gamba” spiega il professor Giovanni B. Agus, specialista in chirurgia vascolare e angiologia.
“A complicare le cose, poi, c’è la predisposizione individuale all’accumulo di liquidi nei tessuti, o certe celluliti localizzate che dilatano la circonferenza di cosce, polpacci e caviglie”. Per controllare i sintomi e aiutare la micro circolazione superficiale, però, bastano poche regole quotidiane e l’utilizzo dei prodotti giusti. Inoltre, “su consiglio medico” aggiunge Agus, “si può seguire una terapia di supporto con preparati (in compresse o capsule) ad azione antingonfiore e antiossidante, come i flavonoidi micronizzati, prodotti vegetali (estratti da mirtillo, diosmina, rutina, esperidina e vite rossa), che agiscono come protettori dei capillari impedendo la ‘trasudazione’ dei liquidi nei tessuti”.
Azione drenante
- Ogni sera, dopo la doccia, sdraiatevi sul letto con le gambe appoggiate a una parete per 5 minuti. Poi stendete un fluido specifico (a base di rusco, mirtillo, tiglio, foglie di vite rossa, mentolo, centella, oxerutina), premendo con le dita aperte come se fossero i denti di un pettine. Poi afferrate il ginocchio mettendo le mani ad anello e risalite lungo la gamba. Ridiscendete e ripetete con l’altra.
Per sentirsi leggere
- Durante il giorno, quando sentite le gambe pesanti, vaporizzate un prodotto spray a base di sostanze rinfrescanti edecongestionanti (mentolo, ippocastano, equiseto, canfora): dona immediatamente una sensazione di leggerezza.
- Alla sera, dopo la doccia, stendetevi sul letto e appoggiate le gambe a una parete per 5 minuti, poi massaggiate un gel (regala un effetto fresco), che contenga ingredienti rinfrescanti e decongestionanti (gli stessi dello spray). Conservate la confezione in frigorifero per ottenere una maggiore sensazione di freschezza.
Piccole regole di benessere
- Appena alzate bevete un bicchiere di acqua minerale naturale a temperatura ambiente: regola l’intestino e combatte uno dei principali fattori che peggiorano il disturbo…
- Prima di sera fate una camminata di due chilometri: è un toccasana per la circolazione, specialmente se fate una vita sedentaria.
- Per aumentare l’effetto dei cosmetici, prima di applicarli fate una doccia tiepida e mentre siete sotto l’acqua strofinate conun guanto di crine (o una spugna se avete capillari in superficie) massaggiando la pelle in senso circolare: serve ad aprire i pori e a rendere la pelle più ricettiva. Poi, stendete la crema: si assorbirà molto più in fretta.
- Non usate sempre i tacchi alti; il tacco ideale è sui 3-4 centimetri e rispetta l’arco plantare, la curvatura naturale sotto il piede.
- Non state in piedi per ore; se non potete evitarlo, ogni tanto sedetevi per 5 minuti appoggiando le gambe su una sedia.
- Se lavorate molte ore sedute usate una pedana poggia-piedi inclinata o addirittura mobile.
- Dormite con le gambe sollevate mettendo un cuscino fra il materasso e il letto.
- Non indossate abiti stretti (pantaloni, biancheria intima, ecc): le costrizioni all’inguine, alle ginocchia e al polpaccio ostacolano la risalita del sangue verso il cuore.
Metodi per avere Denti Bianchi e perfetti
Come ottenere denti bianchi e splendenti senza spendere cifre folli? Con lo sbiancamento dentale, un trattamento che non ha particolari controindicazioni. Può essere eseguito da un dentista ma spesso lo effettua un' igienista dentale, professionisti che non mettono a rischio lo smalto dando ottimi risultati che durano nel tempo: un valido alleato alla normale prassi di igiene dentale.
Diverso è il discorso per i kit fai da te per lo sbiancamento dei denti. Si tratta di strisce o mascherine a base di sbiancanti chimici (clorito di sodio o acqua ossigenata) da tenere in posa qualche minuto. Si acquistano al supermercato o in farmacia, sbiancano poco e per pochi mesi. Il loro prezzo oscilla tra i 50 e 70 euro.
Possono irritare le gengive e sensibilizzare i denti perché i tempi di posa spesso non vengono rispettati e comunque non c'è un controllo preventivo e successivo da parte di un medico
Altre metodologie per avere denti bianchi:
Mascherine per i denti: sono create su misura dal dentista, aderiscono all'arcata dentaria e si indossano la notte per un paio di settimane con un gel a base di acqua ossigenata. Il risultato, ben visibile dura almeno un paio d'anni. La mascherina costa 400 euro e il gel 50. A distanza di tempo il dentista potrà consigliare se ripetere il trattamento. A quel punto, la spesa sarà solo per il gel (le mascherine si conservano).
Laser:
in un'unica seduta di mezzora il dentista applica sui denti il gel e subito dopo passa il laser. I denti possono essere più sensibili per qualche giorno, ma il medico vi avrà già prescritto dei collutori a base di fluoro. Lo sbiancamento, anche in questo caso, dura un paio d'anni, ma è immediato. Il prezzo è sui 500 euro.
Faccette di ceramica:
sono utilizzate da molti attori e restituiscono denti bianchi e soprattutto allineati. Sono faccette fatte in ceramica che si incollano sulla parte frontale dei denti, da canino a canino,, durano per moltissimo tempo e regalano una forma ed un sorriso perfetto. Prezzi a partire da 3mila euro.
Come Rimuovere un Tatuaggio
I tatuaggi sono belli, specialmente all' inizio, quando c'è la novità, ma hanno un difetto, a differenza del trucco permanente, sono permanenti. Quando ci siamo stancati, oppure quando abbiamo il desiderio di rimuoverli, o comunque cancellarli per cambiare disegno e colore esistono delle procedure per eliminarli. Escludendo la chirurgia, che comporta la comparsa di cicatrici, vediamo quali sono le tecniche di rimozione dei tatuaggi.
Elettrosalatura:
è una tecnica che si tende a non utilizzare più. Prevedeva un'applicazione giornaliera di una miscela a base di cloruro di sodio posta sul tatuaggio che provocava un'abrasione cutanea profonda. Per cancellare del tutto il disegno sono necessarie diverse sedute (da 3 a 6 mediamente). Alla fine del trattamento, è necessario continuare la medicazione della zona interessata per 3 settimane circa. Si tratta di una tecnica che offre comunque buoni risultati solo sui tatuaggi molto superficiali; negli altri casi, c'è il rischio che l'abrasione troppo profonda crei una zona di pelle più chiara oppure addirittura una cicatrice permanente.
Laser Q-switched:
è la metodologia più utilizzata per eliminare i tatuaggi in modo efficace, sicuro e senza rischio di cicatrici. Si tratta di laser a impulsi ultraveloci: la durata dell'impulso di luce è nell'ordine del nanosecondo, cioè un milionesimo di secondo. Questo tipo di laser provoca una sorta di "micro-esplosione" dei pigmenti colorati che formano il tatuaggio; le particelle pigmentale vengono dunque progressivamente vaporizzate e poi eliminate attraverso i macrofagi, cellule che sono capaci di inglobare nel loro citoplasma particelle estranee e di distruggerle. Anche se offre ottimi risultati, il trattamento con i laser Q-switched non garantisce la stessa risposta su tutti i tatuaggi: molto dipende dall'estensione e, soprattutto, dal colore del tatuaggio. Non tutte le tinte, infatti, sono ugualmente sensibili all'azione del laser: il nero e il rosso sono i più facili da rimuovere, i più difficili sono il blu e verde; il giallo e il bianco possono anche non rispondere affatto al laser.
Tumore al Seno, reggiseno stretto e altri miti da Sfatare
Sono tanti i miti da sfatare a proposito delle cause che portano a sviluppare un tumore al seno. Ci sono le donne ad esempio che pensano che il reggiseno stretto fa venire una neoplasia, una persona su 3 intervistata per uno studio presentato a Chicago, al summit dell'American Society of Clinical Oncology ad esempio.
Uno studio condotto in Irlanda sulle false leggende del tumore al sene mette in mostra che la confusione dilaga, sfiorando in molti casi la leggenda metropolitana. «C'è un'ampia fetta di popolazione male informata sui fattori di rischio oncologico», riassumono gli autori. In generale, «molti sopravvalutano il peso della genetica come pure di ambiente e stress. Mentre i pericoli legati all'età, all'obesità e al sole sono sottovalutati».
L'atteggiamento che prevale è il fatalismo: una persona su 5 ritiene che il rischio di ammalarsi di cancro nel corso della vita non possa essere modificato, e per più di uno su 10 riuscire a evitare il tumore è solo una questione di fortuna. L'indagine ha coinvolto 525 persone dai 18 ai 74 anni, in maggioranza donne (86%). L'81% ammette di avere paura del cancro, ma il 20% ritiene che se il rischio è 'di famiglià non c'è nulla che si possa fare per dribblare la malattia. E ancora: il 20% non sa che la probabilità di sviluppare un tumore cresce con l'età, il 27% crede che più della metà dei tumori siano ereditari e appena il 32% è consapevole dei pericoli legati all'obesità.
I 5 fattori di rischio più citati sono fumo (85%), dieta (74%), alcol (44%), genetica (38%) e ambiente (31%), ma nella lista ci sono anche reggiseno stretto (33%) e traumi al seno (49%), telefoni cellulari (86%) e i cibi più svariati (formaggio, latte, cioccolato, uova e addirittura i 'virtuosì soia e vino rosso), compresi gli alimenti geneticamente modificati (81%). Nell'elenco dei 'cattivì ci sono pure detersivi (73%) e l'uso di aerosol (71%). E per non ammalarsi? Il 35% cita la dieta 'detox', il 61% i cibi biologici e il 12%, per l'appunto, la fortuna.
Dieci utili rimedi contro il gonfiore
Di seguito vi proponiamo degli utilissimi rimedi per combattere il gonfiore depurando l’organismo e riattivando la circolazione sanguigna.Siete stufe di sentire i pantaloni che tirano e di avvertire un certo disagio indossando i vestiti che sono sempre più stretti. Gonfiore e ritenzione idrica, ti assediano soprattutto su glutei e cosce. In questi casi bisogna soprattutto lavorare sul metabolismo, sulla depurazione e la riattivazione circolatoria. Puoi ricorrere a tisane e menù leggeri, ma anche a massaggi e corretta respirazione. Ecco 10 rimedi antigonfiore.
1) Detossinare con acqua, frutta e verdura
Spesso succede che nei tessuti si accumulino dei liquidi che dilatano la circonferenza delle cosce e dell’addome. Per favorire la depurazione è necessario bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e introdurre più frutta e verdura fresca che aiutano a limitare la ritenzione dei liquidi. Seguire questo regime per 20 giorni.
2) Rienergizzati con la digitopressione
L’antico massaggio giapponese tramite le dita “risveglia” alcuni punti detti interruttori spenti riequilibrando così la circolazione linfatica. Ogni mattina, per un mese, premi le cosce e gli altri punti gonfi con i polpastrelli delle tue dita. Un segreto: fai piano per non rompere i capillari e tira leggermente la pelle verso l’alto per eliminare i ristagni di liquidi.
3) Stimola la circolazione con il bagno giapponese
Immergiti in vasca e comincia un rituale samurai. Applica un asciugamano bagnato mantenuto freddo con acqua fredda prima sul dorso del piede, poi sulla gamba, continua sull’anca, sull’inguine, nell’area dell’ombelico. Ripeti più volte l’esercizio cercando di applicare il panno anche nella parte anteriore e posteriore delle gambe. Questa stimolazione che riattiva tutto il sistema circolatorio sollecita il drenaggio linfatico presso glutei, cosce, addome. Poi, immergiti nell’acqua (38 gradi) dove hai sciolto 225 grammi di alghe. Inspira ed espira con calma.
4) Tonifica il corpo con l’acqua running
Il movimento è senza dubbio un altro prezioso alleato di gambe e glutei tonici e ben modellati. E gli effetti sono amplificati se l’attività viene svolta nell’acqua, il cui massaggio sui tessuti cutanei stimola la microcircolazione. Fai running che consiste nel camminare e poi correre avanti e indietro in piscina, immersa fino alla vita, con diverse andature.
5) Brucia i grassi con i colori
Per eliminare gonfiori e cuscinetti, non è necessario andare in istituto e fare una seduta a emissioni di luce colorata. Puoi fare anche fare da sola utilizzando il più possibile il colore rosso che “iperemizza” cioè favorisce l’apporto di sostanze nutrienti ai tessuti e, quindi, drena. Attenzione a non avere capillari in evidenza in quel caso scegli il verde.
6) Drena i liquidi con l’edera
Metti 50 grammi di foglie essiccate sminuzzate in un litro di acqua bollente per dieci minuti e bevine tre tazze al giorno per un mese. Ricca di ederina e di antiossidanti quest’erba ha il potere di riequilibrare la circolazione linfatica co-responsabile di gonfiori & C.
7) Respira come insegna il Tao
Anche le emozioni e i pensieri negativi intossicano quanto l’ambiente inquinato e tendono a gonfiare e a rendere il respiro alterato e affannoso. Per ristabilire il corretto ritmo inspirazioni-espirazioni siediti su una sedia, inspira portando le mani sopra il seno e poi espira emettendo il suono S a lungo.
8) Strofina il corpo con un guanto di crine
Praticato in passato dai Kapua, gli sciamani delle Hawai, il massaggio Lomi Lomi è davvero un cancella-gonfiori: prima della doccia, massaggia il corpo con un guanto di crine o una spazzola per gli abiti. Strofina la pelle concentrandoti su glutei e cosce, fino a quando l’epidermide non si arrossa leggermente. Vai sotto la doccia e con il getto freddo disegna cerchi andando dal ginocchio verso l’alto.
9) Applica una crema alla betulla
La fitoterapia contemporanea conferma l'aspetto detox e drenante della betulla. Le sostanze contenute nelle foglie (saponine, glucosidi, flavonoidi) hanno una notevole azione diuretica e smuovono i depositi di liquidi, sostanze di scarto e grassi.
10) Riduci i latticini
Formaggi e yogurt sono una delle cause più frequenti di intolleranze che tendono a rallentare il metabolismo e provocare stanchezza e gonfiore. Prova a farne a meno per dieci giorni.
Epatite C: un antivirale sperimentale per combatterla
Si chiama telaprivir, e il suo uso si è rivelato più efficace rispetto alla terapia standard.(ANSA) - ROMA, 23 GIU - Il trattamento con telaprevir, un antivirale sperimentale, combinato con interferone pegilato e ribavirina, è risultato significativamente più efficace, nei pazienti affetti da epatite C cronica di genotipo 1, rispetto al trattamento con i soli interferone pegilato e ribavirina. È il risultato di due studi clinici di fase III, Advance e Realize, pubblicati sul New England Journal of Medicine. ''Nel mondo - afferma Stefan Zeuzem, lead investigator del trial Realize e capo del Dipartimento di Medicina presso il Johann Wolfgang Goethe University Hospital di Francoforte - sono più di 170 milioni le persone con infezione cronica da Hcv, ma la terapia standard odierna, che prevede interferone pegilato combinato con ribavirina, è prevista in meno della metà dei pazienti affetti da epatite C da genotipo 1, che non hanno fatto alcuna cura. I risultati degli studi dimostrano i benefici per i pazienti trattati con telaprevir''. Zeuzem sottolinea inoltre che ''i risultati dello studio di Fase III Realize dimostrano, inoltre, che per la prima volta, un farmaco con nuovo meccanismo di azione si è rivelato efficace in tutti i pazienti precedentemente trattati, inclusi i null-responder''. (ANSA).
L'incontinenza prima e dopo il parto
Durante il periodo della gravidanza molte donne vanno incontro al fenomeno dell'incontinenza urinaria, cioè la perdita involontaria di urina. Più frequentemente è caratterizzata da perdite di lieve entità ed episodi poco frequenti. Più raramente, invece , il fenomeno può essere più accentuato e grave. Questa condizione può anche protrarsi dopo la gravidanza o presentarsi qualche tempo dopo la nascita del bambino.
L'incontinenza durante la gestazione può subentrare generalmente a causa della compressione dell'utero: crescendo di volume aumenta la pressione sulla vescica, che risponde contraendosi e determinando perdita di urina. Inoltre, il peso del bambino provoca uno stiramento delle fibre muscolari del pavimento pelvico riducendo l'attività contenitiva vescicale.
La forma più frequente di incontinenza in gravidanza è quella definita da sforzo. La donna, quindi, a seguito di uno sforzo, di un colpo di tosse o starnuto può avvertire la perdita di urina.
Come gestire il disturbo
Innanzitutto occorre essere certi che si tratti di urina e non di perdite di liquido amniotico, pertanto occorre avvisare immediatamente il proprio ginecologo. Una volta accertato che si tratti di urina occorrerà evitare al massimo che questa urina determini infiammazioni ai genitali esterni o peggio ancora infezioni. Pertanto, possono essere efficaci certamente dei dispositivi studiati per assorbire l'urina in queste situazioni (esistono in commercio assorbenti specifici), utilizzare detergenti disinfettanti (ma questi non più di due, tre volte al giorno per non abbassare le naturali difese immunitarie con l'abuso di saponi), cambiare frequentemente la biancheria intima.
Dopo il parto
Dopo il parto ci sono casi in cui alcune donne continuano a soffrire di incontinenza, oppure il problema, seppure non presente durante la gravidanza, può insorgere dopo la nascita del bimbo. Ormai si è tutti d'accordo nel dire che il fattore di rischio per l'insorgenza o il protrarsi dell'incontinenza dopo il parto sia proprio la gravidanza stessa. Infatti, mentre un tempo si credeva che il taglio cesareo, per esempio, potesse essere protettivo rispetto al parto spontaneo nell'insorgenza dell'incontinenza, oggi studi a lungo termine hanno confutato questa ipotesi. Infatti, da studi di neurofisiologia, è stato dimostrato come il bimbo che alloggia nel grembo materno determina un rimodellamento delle fibre muscolari del pavimento pelvico, causando l'alterazione del meccanismo di contenzione vescicale. Fortunatamente il disturbo, che spesso crea veri disagi, può essere curato con successo e le piccole perdite di urina possono essere gestite quotidianamente con l’utilizzo di assorbenti specifici che assicurano la giusta protezione protezione e permettono libertà di movimento
Le cure
Certamente durante la gravidanza vengono consigliate cure conservative, mediante ginnastica del pavimento pelvico eseguito da fisioterapisti specializzati. Questa potrà essere sicuramente proseguita dopo la gravidanza giovandosi anche del biofeedback: si tratta di un particolare strumento di ultima generazione che tonifica e controlla l’attività muscolare pelvica. Ovviamente, queste terapie, comprese le chirurgiche mini-invasive, dovranno essere messe in atto una volta eseguita la diagnosi di che tipo di incontinenza è insorta nella donna.
Scolpisci gli addominali per la prova bikini
Pancia piatta. Se è vero che il tempo che ci separa dalla prova costume è poco, è pur sempre vero che una corretta alimentazione ed esercizi mirati possono dare ottimi risultati nell’arco di poche settimane.Pronta per la prova costume? Sono poche le donne che risponderebbero con un pieno "sì", la maggior parte di noi, guardandosi allo specchio si sente insoddisfatta, chi per le gambe, chi per i glutei, chi per le braccia e chi per gli addominali. Vista la scadenza ormai alle porte, il primo consiglio è quello di non essere troppo critiche: un bel sorriso è capace di nascondere molti difetti. Ciò non vuol dire, però, lasciare le cose come stanno e non impegnarsi per migliorare la propria forma. In particolare, se il problema è un po’ di "pancetta", ecco alcune strategie che vi aiuteranno, se non ad avere la tartaruga, almeno ad avere la pancia piatta.
Innanzitutto la dieta: mangiare equilibrato cercando di mantenere l’intestino regolare, così da prevenire fastidiosi gonfiori. Attenzione alla frutta: mangiata a fine pasto può dare origine a fenomeni fermentativi che in men che non si dica faranno lievitare la pancia. Meglio tenerla come fresco spuntino da consumare tra un pasto e l’altro. Anche le bibite gasate potrebbero causare lo stesso problema, quindi, se proprio non si riesce rinunciare all’acqua gasata durante i pasti, sarebbe bene limitare le bibite quali cole, toniche & C.
Sempre per facilitare le funzioni intestinali, è bene bere molto.
A un corretto stile di vita si deve abbinare una ginnastica mirata che favorisca la perdita del grasso che vela gli addominali e la loro tonificazione.
Ecco di seguito una routine che deve essere ripetuta almeno tre volte a settimana. In caso i chili da perdere siano superiori a 3, il mio consiglio è quello di alternare le routine a delle uscite di allenamento esclusiva mento aerobico (corsa, bicicletta, camminata ecc.).
Rimodellare e aumentare il volume dei glutei: ecco le nuove tecniche
I sondaggi parlano chiaro: è uno dei trend più attivi delle ultime estati. Perché non sempre la prova costume viene superata dalle donne come si vorrebbe e, molto spesso, il confronto con il bikini diventa micidiale. Quando palestra e massaggi non bastano, sempre più donne si rivolgono al chirurgo plastico per scolpire il proprio corpo, in particolare il lato B. Oggi, i metodi per rimodellare o ingrandire i glutei sono molteplici, ma non tutti risultano essere efficaci o in grado di dare dei buoni risultati. Per fare luce sulle diverse tecniche, abbiamo incontrato il dott. Massimo Re, specialista Chirurgia Plastica ed estetica.
Per aumentare il volume dei glutei esistono tre tecniche: la gluteoplastica additiva, il filler di macrolane e il lipofilling.
Gluteoplastica Additiva
Permette di tonificare i glutei aumentando le dimensioni e ridefinendo la forma rendendola più armoniosa. Per questo tipo di intervento vengono utilizzate protesi in silicone specifiche, più robuste di quelle per l’ingrandimento del seno, che si inseriscono nella parte alta delle natiche tramite una sola incisione completamente nascosta nella piega in mezzo ai glutei. La protesi viene posizionata in sede intramuscolare, collocata tra le fibre del muscolo, senza lasciare cicatrici visibili e non da nessun problema quando si è seduti. Anzi, la contrazione dei muscoli solleva ancora di più il gluteo verso l’alto.
Macrolane e Lipofilling
Entrambi i trattamenti, che non richiedono un intervento di chirurgia, sono indicati per piccole correzioni e per migliorare o complementare il risultato di un impianto di protesi glutei.
Il Macrolane è un filler a base di acido ialuronico che può dare dei buoni risultati solo se iniettato in piccole quantità (non più di 150 cc). Questo filler, oltre ad avere costi molto elevati, è riassorbibile nel giro di 6/12 mesi e in alcuni casi, se inserito in dosi eccessive può formare delle cisti perché viene incapsulato dal corpo umano come una protesi, dando un risultato antiestetico e percepibile al tatto e alla vista come se si iniettasse del silicone liquido. A differenza del silicone, essendo un materiale compatibile con l’organismo, si può sempre correggere aspirandolo tramite una cannula, senza particolari problemi.
Il Lipofilling consiste nel prelevare i propri adipociti (cellule di grasso), da zone come l’addome o le cosce, per poi inserirli nella parte interessata. Anche in questo caso non si possono iniettare più di 200cc per volta, di cui la metà viene riassorbita con una prevista riduzione di volume inizialmente impiantato. Le cellule rimaste attecchiscono senza essere più rigettate.
Se invece si desidera solo rimodellare i glutei esistono altri metodi differenti fra loro e sono: la liposcultura, il lifting dei glutei, i fili russi o Silhouette e l’innovativa tecnica del filo d’oro.
Liposcultura
Con questa tecnica viene eliminato il grasso in eccesso in un gluteo molto voluminoso, ma l’idea innovativa consiste nell’eseguire l’operazione direzionando il tragitto della cannula sempre verticale, in modo che durante la guarigione la fibrosi cicatriziale, che tende a retrarsi come in tutte le cicatrici, alzi i tessuti sostenendoli. Si evitano, così, le antiestetiche pieghe trasversali del solco gluteo (provocate dalla direzione della cannula orizzontale) che spesso creano un effetto ottico peggiore di quello di partenza.
Candida albicans. I sintomi, le cause e la dieta per sconfiggerla
La nutrizionista ci consiglia gli alimenti che impediscono a questo fungo di proliferare esageratamente nel nostro organismo, causando numerosi disturbi psicologici e fisici.Anche se non ce ne rendiamo conto, il nostro organismo è invaso da microrganismi: nel nostro intestino sono presenti addirittura oltre 400 specie differenti. Ma, diversamente da quanto si possa inizialmente pensare, svolgono un’azione positiva per il mantenimento del nostro stato di salute e per il corretto svolgimento di numerose funzioni fisiologiche. In particolare svolgono un’azione trofica, cioè controllano la proliferazione e la differenziazione delle cellule epiteliali e lo sviluppo del sistema immunitario; ma anche una funzione metabolica infatti sono coinvolti nella sintesi di vitamine come ad esempio la K, ma partecipano anche alla degradazione dei residui alimentari non digeribili; svolgono infine una funzione protettiva grazie alla capacità di inibire la proliferazione di microrganismi patogeni. Fra la lunga lista di microrganismi che vivono nel nostro corpo e partecipano alle numerose funzione elencate vi è anche la Candida albicans. Questo lievito è presente a livello intestinale e ci aiuta nella digestione degli zuccheri; può succedere un improvviso cambiamento del suo comportamento: in seguito ad esempio ad un periodo di stress, disordini alimentari, assunzione di farmaci in particolare antibiotici o malattie che causano un inevitabile indebolimento delle difese immunitarie, la Candida può incominciare ad aumentare notevolmente di numero, in modo incontrollato, tanto da riuscire a invadere la parete intestinale fino ad arrivare al circolo sanguigno dove rilascerà le tossine responsabili della "sindrome da lievito" caratterizzata da stanchezza, irritabilità, disturbi intestinali, rallentamento della digestione, intolleranze alimentari, gonfiore addominale, dolore, prurito, irritazione, arrossamento, perdite vaginali. L'apparato gastrointestinale, urogenitale, il sistema nervoso e il sistema immunitario sono i punti principalmente colpiti da questo lievito. La terapia necessaria per combattere la candida è abbastanza lunga e complessa; l’uso di farmaci antifungini è utile, ma spesso non risolutivo.
Per combattere la Candida è necessario agire su diversi fronti per rinforzare il sistema immunitario e riequilibrare la flora batterica intestinale, entrambi particolarmente suscettibili a comportamenti scorretti, soprattutto di tipo alimentare. Molto frequentemente chi soffre di candidosi ha una accentuata voglia di zuccheri, in particolare a fine pasto. Questa necessità è indotta dalla stessa Candida la quale, per sopravvivere, necessita proprio di zuccheri. Grazie a questo meccanismo è di basilare importanza ridurre o meglio ancora eliminare l’assunzione di zuccheri semplici, in particolare, cioccolata, miele, dolciumi, gelati, biscotti, torte, bibite zuccherate e non, yogurt alla frutta o zuccherati. Da evitare è anche la frutta fresca matura. Un altro gruppo di cibi da evitare sono quelli fermentati, in particolare quelli contenenti lieviti e muffe: formaggi come il gorgonzola; prodotti lievitati come pane, pizza, brioche, focacce; cibi contenenti glutammato come il dado per brodo e alimenti precotti confezionati; bevande alcoliche specialmente la birra; derivati della soia come il latte e la salsa; cibi contenenti aceto di vino come i sottoaceti, salse per condire le insalate, il ketchup. Altra categoria di alimenti da evitare sono il latte e i suoi derivati, perché possono presentare tracce di antibiotici che possono contribuire ad accentuare la candidosi. È necessario anche eliminare tutti i cibi preconfezionati o inscatolati e particolarmente ricchi in conservanti; le spezie piccanti, in particolare il curry. Una volta eliminati tutti questi alimenti, dobbiamo invece introdurre abbondantemente degli altri.
sabato 2 giugno 2012
Una medicina per cancellare i brutti ricordi
Una pillola per cancellare le esperienze negative, lasciando intatti i bei ricordi. È quello che da anni stanno studiando gli scienziati per “curare” le persone traumatizzate da qualche evento...Una medicina per cancellare i brutti ricordi
Una pillola per cancellare le esperienze negative, lasciando intatti i bei ricordi. È quello che da anni stanno studiando gli scienziati per “curare” le persone traumatizzate da qualche evento drammatico.
Mandare giù una pillola e dimenticare in pochi istanti un’esperienza traumatica, un brutto ricordo o una persona che ci ha fatto soffrire: una promessa di felicità per molti, ma anche un’arma potenzialmente pericolosa, capace di fare grossi danni.
Un gruppo di ricercatori del Centro per le Scienze Neurologiche di New York ha recentemente messo a punto un farmaco capace di eliminare in modo selettivo alcuni ricordi dalla memoria dei ratti, lasciando integri gli altri.
Il magazzino degli incubi
Joseph LeDoux e i suoi collaboratori sono riusciti a intervenire sul meccanismo che, regolando il trasferimento dei ricordi dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, dà vita ai ricordi permanenti. Questo processo, noto come riconsolidamento, può essere alterato o interrotto con opportuni farmaci, evitando in modo selettivo la formazione di alcuni specifici ricordi, senza modificare gli altri.
Ratti impauriti
I ricercatori hanno indotto alcuni ratti ad avere paura di due differenti suoni facendoglieli sentire mentre veniva loro inflitta una scarica elettrica. Hanno poi somministrato a metà degli animali l’U0126, un composto chimico noto per provocare amnesie, mentre facevano sentire ai topolini di nuovo i suoni, nel tentativo di far riaffiorare il ricordo spiacevole.
E la paura se ne va
Il giorno dopo, sono stati fatti ascoltare gli stessi rumori ai topolini, ma quelli trattati con l’U0126 sembravano non avere più “memoria” di quella paura, mentre gli altri associavano il rumore allo sgradevole ricordo della scossa elettrica.
Secondo i ricercatori, il timore del suono (e quindi dell’esperienza negativa) non si è consolidato nella memoria permanente dei ratti “curati” con l’U0126.
Questione di neuroni
Secondo LeDoux in questo processo gioca un ruolo fondamentale l’amigdala: è una zona del cervello in cui, durante la formazione di un ricordo spiacevole, si può notare un consistente incremento delle comunicazioni tra i neuroni. Nei ratti trattati con il farmaco il numero di queste connessioni neuronali era molto ridotto: questo indica una vera e propria cancellazione della memoria dolorosa.
Salvataggi automatici
La ricerca del team americano non è comunque la prima nel suo genere: già nel 2004 un gruppo di scienziati di Cambridge aveva ipotizzato di poter alterare il processo di riconsolidamento dei ricordi per intervenire alla radice su problemi come le dipendenze da droga e alcol, le fobie ricorrenti e le sindromi da stress. Secondo i ricercatori britannici la memoria subisce un riconsolidamento ogni volta che vengono fatte affiorare i ricordi, come in un file che viene aperto e poi salvato. Grazie a opportuni farmaci dovrebbe essere possibile interrompere questo processo, impedendo il “salvataggio del file” e cancellando così il ricordo spiacevole.
Sicuri che sia sicuro?
È evidente come questo tipo di ricerca apra il dibattito su numerosi problemi etici: se la parte più psicologica dell’essere umano è anche il frutto delle esperienze, la cancellazione selettiva dei ricordi spiacevoli non rischia forse di trasformarci in automi sorridenti, incapaci di apprendere dagli avvenimenti negativi e quindi di migliorare? Quanto potrebbe sopravvivere l’uomo senza la difesa offerta dalle paure? Contro questo tipo di studi si è apertamente schierato anche il Comitato di Bioetica della Casa Bianca, secondo il quale modificare il contenuto della nostra memoria equivale a modificare la nostra personalità.
I fautori del “lifting” chimico, capaci di farci vivere, almeno in teoria, più felici e meno stressati sono comunque numerosi. Roger Pitman, psichiatra di Harvard, sostiene che la cancellazione della memoria sia addirittura doverosa in tutti quei casi come gli attentati terroristici, gli stupri e gli incidenti, che rischiano di condizionare per tutta la vita l’emotività e la serenità di chi li subisce.
Troppo stress? La pelle ti salva... con le canne
La nostra pelle produce una sostanza simile al principio attivo della marijuana. Ma è inutile cercare lo sballo succhiandosi un dito...
(Alessandro Bolla, 18 luglio 2008)
Secondo un recente studio condotto in Ungheria la nostra pelle produrrebbe endocannabinoidi, sostanze molto simili al principio attivo contenuto nella marijuana. Questa secrezione sarebbe la risposta del cervello ai fattori di stress che minacciano la pelle, come il sole e il vento. I cannabinoidi svolgono infatti questa funzione protettiva nei confronti delle foglie di marijuana. Come i dermatologi sostengono da tempo, condizioni piscologiche e salute delle pelle sono strettamente legate. Perdita dei capelli, acne e psoriasi sono più frequenti nei periodi di forte stress: a questi la cute risponde producendo neuropeptidi e endocannabinoidi che ne contrastano gli effetti. «La pelle è l'organo più esteso di tutti», sostiene Andrzej Slominski, uno degli autori della ricerca, «e come tale è il più esposto ai fattori ambientali.» Ma se qualcuno stesse già pensando di cercare lo sballo succhiandosi un dito, si metta tranquillo: la quantità di endocannabinoidi prodotta dalla pelle è irrisoria.
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Sport: la preparazione inizia a tavola
Alimentazione e corsa: non esistono due persone "identiche" e capaci di adattare il proprio stomaco allo stesso modo e agli stessi alimenti. Qualche regola per il modo più giusto di nutrirsi in allenamento e in gara, però, può essere data. Ma prima, bisogna capire come funziona il "motore" del corpo. (10 settembre 2008)
Noi utilizziamo due fonti energetiche diverse, grassi e carboidrati. E le usiamo in proporzione variabile a seconda dell'impegno energetico: «Ai bassi regimi, bruciamo una miscela di grassi e carboidrati in proporzione variabile, mentre agli alti regimi consumiamo soltanto carboidrati» spiega Enrico Arcelli, il medico sportivo che fa da consulente per Focus nella preparazione della Maratona di New York 2008. Solo che la quantità di carboidrati disponibili (circa 400 grammi per un uomo di 70 kg) non è proprio infinita... Quando sono in riserva, non si riesce più a continuare.
RISPARMIO In pratica, il nostro allenamento alla maratona deve portarci a consumare grassi in alta quantità a partire dal primo metro di corsa, per evitare di andare in penuria di carboidrati: è quello che non fa un mezzofondista che corre pochi chilometri in pista, ma è quello che deve necessariamente fare un maratoneta. «Per allenare il fisico a fare questo, può essere utile correre al mattino a digiuno: si va un po' più piano, ma si abitua bene il fisico a consumare poco».
OCCHIO ALLO ZUCCHERO Anche se è luogo comune che lo zucchero "dia energia", questo non è del tutto corretto: dà certamente energia, ma un po' troppo velocemente. Alza cioè il livello di insulina nel sangue, e questo ormone può compromettere la prestazione atletica perché tende a distruggere in poco tempo sia lo zucchero ingerito che le riserve "stoccate" nei muscoli. «Prima di correre, se si ha troppa difficoltà a farlo al mattino a digiuno, si può mangiare una fetta di pane tostato con 30 grammi di prosciutto cotto» consiglia Arcelli «Ma è bene non eccedere con zucchero o marmellata: meglio il miele, a più lenta digeribilità».
A PRANZO... Se correte invece nella pausa-pranzo, sappiate che per non andare in calo energetico dovete aver fatto colazione non dopo le 9 di mattina: questo per evitare di avere ancora cibo sullo stomaco. «È il peggior nemico dell'allenamento ben fatto: il cibo rimasto nello stomaco "balla" a ogni passo, risultando spesso indigesto. Ci sono però persone che sono meno sensibili a questo fenomeno, e possono mangiare tranquillamente anche poco tempo prima della seduta di allenamento: in generale, però, è meglio evitarlo» dice Arcelli.
... E A CENA Meglio correre, in questo caso, alla sera, prima di cena. Ottimo è integrare le energie con un frutto consumato intorno alle 17, se si pensa di uscire tra le 19 e le 20. Dopo la corsa, si può mangiare di tutto, ascoltando il proprio corpo e fidandosi delle sensazioni che ci fornisce lo stomaco: «In genere gli alimenti semplici (pasta poco condita, riso, verdura verde, pane, carne bianca e pesce) sono ben digeriti. A differenza di quelli fritti o dei formaggi soprattutto cotti, che impegnano lo stomaco per molte ore». Sia prima che dopo l'allenamento vanno esclusi i superalcolici: «Ma se si è abituati, un bicchiere di vino a pasto o una birra si può concederseli senza problemi».
Influenza addio: arriva il vaccino quasi definitivo
Le medicine per cambiar vita
Pillole per stimolarsi o calmarsi. Per rendere di più sul lavoro oppure a letto. Per dimagrire, dormire, svegliarsi. Dov'è il confine tra normalità e patologia? Servono? Sicuramente alle case farmaceutiche: il mercato di queste sostanze vale 18 miliardi di euro. Un vaccino di nuova concezione renderà immuni dall’influenza per molti anni. La sperimentazione umana è appena inziata ma le premesse sono incoraggianti. (Alessandro Bolla, 15 settembre 2008)
Le fastidiose influenze invernali che ogni anno costringono a letto milioni di persone potrebbero, nel giro di qualche tempo, essere solo un ricordo: in Gran Bretagna ha infatti preso il via la sperimentazione su esseri umani del primo vaccino anti influenzale universale. Ma come è possibile mettere a punto un vaccino capace di rendere immuni per sempre, o quasi, dal virus dell’influenza, visto che questo muta ogni anno causando sintomi e fastidi sempre diversi?
ATTACCO DALL'INTERNO Sarah Gilbert, responsabile del progetto, spiega che i vaccini tradizionali sono studiati per provocare una risposta immunitaria da parte delle proteine che si trovano sulla parte più esterna del virus.
L'INFLUENZA IN CIFRE
Nel 1918 si è registrata la più grave pandemia influenzale della storia, nota come "la spagnola", che ha causato 50 milioni vittime in tutto il mondo.
In Europa il 10% delle assenze dal lavoro per malattia è imputabile all'influenza.
In Francia e in Germania il costo annuale della perdita di produttività causata dall'influenza è stimato in 8-12 miliardi di euro.
Ma queste proteine cambiano ogni inverno e quindi occorre rivedere il farmaco così da mantenerne inalterata l’efficacia. Il vaccino di nuova concezione agisce invece sulle proteine che si trovano all’interno del virus e che sono meno soggette a mutazioni (e secondo i ricercatori un approccio simile potrebbe essere utilizzato per sviluppare prodotti capaci di combattere HIV, cancro e malaria). Una volta vaccinati si dovrebbe essere al riparo dall’influenza per un periodo che va da 5 a 10 anni. Se questo prodotto si rivelerà efficace, cambierà radicalmente il modo di concepire le campagne di vaccinazione. Sarà possibile immunizzare molte più persone e avere sempre disponibili grandi scorte di vaccino da utilizzare in caso di pandemia. Attualmente il farmaco è in sperimentazione su gruppi di volontari e prima della sua commercializzazione sono necessari almeno 5-10 anni di studi e verifiche.
Gioie e dolori della febbre. John Oxford, professore di medicina presso la Queen Mary University di Londra afferma che questa ricerca è una vera sfida alla quale si stanno dedicando anche le case farmaceutiche, per le quali sviluppare un nuovo vaccino ogni anno è un enorme costo. Ma non era un enorme business?
Il ruolo del latte
Resta un mistero l'ingrediente magico, ma non ci sono dubbi: l'allattamento al seno rende i bimbi più intelligenti. La conferma arriva da uno studio pubblicato sugli Archives of General Psychiatry da Michael Kramer, della McGill University e dell'ospedale pediatrico di Montreal. Sebbene già in precedenza altre ricerche avessero suggerito un qualche ruolo del latte materno nello sviluppo cognitivo del bambino, questo è il primo studio in cui si è seguita la crescita di un gruppo di neonati allattati al seno e un gruppo col latte artificiale.
E' emerso che, a sei anni e mezzo, i primi totalizzano una media di 7,5 punti in più nei test per misurare l'intelligenza verbale, 2,9 punti in più nei test per misurare l'intelligenza non-verbale 5,9 punti in più nei test per misurare l'intelligenza tout court.
Il latte materno è considerato un vero toccasana per i neonati, con effetti positivi anche a lungo termine sulla salute dei piccoli. Anche lo sviluppo psicocognitivo in passato era stato collegato all'allattamento al seno. Mancava però uno studio sistematico per verificare gli effetti del latte materno sul cervello del bambino.
Allergie in aumento, bambini troppo puliti
Non c’è dubbio: le allergie sono un fenomeno in aumento. in Italia, così come in tutti i Paesi sviluppati come l’Italia, il 10% dei bambini al di sotto dei 14 anni soffre di asma bronchiale (nell’80% dei casi provocata da allergie), il 18-20% soffre di rinite allergica, mentre il 10 % può presentare dermatite atopica.
I dati sono emersi nel corso della Quarta Giornata del Bambino Allergico, organizzata a Roma dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Alama (Associazione laziale asma e malattie allergiche), Federasma (Federazione italiana delle associazioni di sostegno dei malati asmatici e allergici) e Siaip (Società Italiana Allergologia e Immunologia Pediatrica).
Un boom di allergie. Delle percentuali sicuramente più alte rispetto al passato: “Nel nostro Paese – mette in evidenza il Professor Giovanni Cavagni – Responsabile di Allergologia Pediatrica pressol’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - dal 1950 ad oggi, si è passati da un 10% della popolazione colpita in generale da una manifestazione allergica, ad un allarmante 30%, che include bambini ed adolescenti in età scolare. Un vero e proprio boom di allergie, tale da considerarle oggi una vera e propria malattia sociale.”
Siamo troppo ‘puliti’. Quali le cause di questo incremento? “I fattori sono molteplici - risponde il prof. Giovanni Cavagni - Innanzitutto il fenomeno va collegato alle condizioni di eccessiva pulizia - per non dire proprio di sterilità - in cui vivono i nostri bambini, soprattutto nei primi mesi dopo la nascita".
“Per carità, sicuramente il miglioramento della qualità della vita e delle condizioni igieniche nelle quali viviamo oggigiorno ha portato a ridurre l’incidenza di alcune malattie anche gravi, come la tubercolosi o l’epatite B, ma col bambino sano non bisogna esagerare a creare preventivamente un ambiente troppo sterile”.
Il sistema immunitario rischia di ‘confondersi’. “In condizioni normali, infatti, il nostro sistema immunitario riesce a capire bene quali sono i ‘buoni’ e i ‘cattivi’ e, man mano che matura, si adatta a combattere germi, virus e batteri, che riconosce come suoi nemici, mentre impara a tollerare quel che gli fa bene e gli serve per nutrirsi” prosegue il prof. Cavagni. “Se l’ambiente che circonda il bambino predisposto all’allergia è troppo sterile, i ‘cattivi’ vengono meno.
La conseguenza? Il sistema immunitario, non trovando più i bersagli esterni cui è deputato naturalmente, va alla ricerca di nuovi nemici da combattere, e li individua tra le prime sostanze con le quali è venuto a contatto sin dalla vita fetale, ossia gli alimenti assunti dalla mamma du
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Uomini e donne reagiscono al pericolo in modo diverso
Lei si lascia sopraffare dalle emozioni, lui si prepara ad affrontare la situazione (o a darsela a gambe). Lo dimostrano i diversi esiti della risonanza magnetica funzionale. E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo?
Elisabetta Intini, 1 dicembre 2009
Lasciate perdere le eroine ultrarisolute alla Lara Croft: in caso di pericolo sono gli uomini i primi ad avere il "polso" della situazione. Almeno secondo quanto emerge da una ricerca recentemente presentata al convegno annuale della Radiological Society of North America.
Per capire come i due sessi reagiscono alle situazioni d’emergenza, un’equipe dello Jagiellonian University Hospital di Cracovia, in Polonia, ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale 40 soggetti adulti, 21 uomini e 19 donne. Ai volontari sono state mostrate due batterie di immagini riguardanti oggetti e situazioni quotidiane: la prima riferita a circostanze negative, la seconda a momenti positivi.
Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere. Nel guardare le figure negative, le donne hanno mostrato una più significativa attivazione della parte sinistra del talamo, un’area che scambia informazioni sensoriali con i centri del dolore e del piacere della corteccia cerebrale. Negli uomini invece, ad attivarsi maggiormente è stata la regione sinistra dell’insula, che gioca un ruolo chiave nel controllo di attività biologiche involontarie come respirazione e battito cardiaco. In pratica, tutto ciò che occorre per preparare il corpo a confrontarsi con un pericolo, o a darsela a gambe. «Questo potrebbe voler indicare che quando si trovano a dover fronteggiare situazioni pericolose, gli uomini sono più propensi all’azione» ha detto Andrzej Urbanik, a capo dello studio «mentre le donne dedicano maggiore attenzione all'identificazione dei sentimenti suscitati dallo stimolo».
Che bei ricordi! Le signore si sono mostrate più emotive anche nella parte più "piacevole" dell’esperimento, quando sono state sottoposte cioè, a immagini che evocano situazioni positive. In questo caso, le volontarie hanno mostrato rispetto ai loro "colleghi", una maggiore attività nel giro temporale superiore destro, un’area cerebrale associata alla memoria. Come se, ipotizzano i ricercatori, le donne associassero gli stimoli positivi a un contesto sociale allargato o a un particolare ricordo. Mentre gli uomini si concentrano maggiormente sulla natura dello stimolo visivo in sé.
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